Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Il Resto di Niente secondo Apollonia Striano

ottobre 2, 2013

In occasione del convegno AIPI del 15 Agosto 2012, Apollonia Striano,  dottore di ricerca in Italianistica alla Federico II e dottore di ricerca in Letterature romanze l’Orientale, scrive questo articolo:

La trasposizione cinematografica di un best seller: Il resto di niente

Apparso per la prima volta nel novembre del 1986 presso un piccolo editore, il romanzo storico Il resto di niente dello scrittore Enzo Striano racconta la gloriosa e drammatica storia della Rivoluzione napoletana del 1799 e di una delle sue eroine, la portoghese Eleonora de Fonseca Pimentel, intellettuale raffinata, attivista politica, tra le prime donne giornaliste in Europa per l’esperienza della fondazione e della direzione del giornale «Il Monitore Napoletano».

L’autore, scomparso sei mesi dopo, nel giugno del 1987, è riuscito appena a cogliere i segnali di un successo che si sarebbe sviluppato postumo, ricevendo l’immediato consenso dei lettori e di alcuni amici intellettuali e scrittori. Il resto di niente è poi diventato, nel corso di dieci anni, un “caso” letterario ed editoriale nazionale e internazionale. Riproposto dalla Avagliano in edizione economica e contemporaneamente dalla Rizzoli in formato hard cover ha scalato, in concomitanza con le celebrazioni del bicentenario della Rivoluzione napoletana, le classifiche letterarie italiane. Tradotto in francese, tedesco, spagnolo, portoghese, dal 2005 è approdato tra i Classici degli Oscar Mondadori. Sicuramente proprio l’eccezionale successo del romanzo ha innescato un lento lavoro di recupero critico della figura di Striano, testimoniato nel tempo dall’impegno di Giorgio Baroni, Giorgio Bàrberi Squarotti, Carmine Di Biase, Francesco D’Episcopo, Giuseppe Farinelli, Giulio Ferroni. Comune punto d’approdo, per questi ed altri studiosi, è stata l’affermazione della necessità di elaborare una più equa collocazione dello scrittore nella storia della letteratura italiana del secondo Novecento.

Tuttavia, un altro possibile percorso d’indagine intorno a Striano potrebbe essere implicitamente suggerito dalle numerose interpretazioni teatrali, musicali, radiofoniche che ha sollecitato Il resto di niente, significativi attestati di quanto il romanzo, in termini di suggestioni, abbia saputo fornire ad altre soluzioni artistiche. Questa dimensione metaletteraria, in cui il libro pare prepotentemente proseguire il suo lungo percorso verso un pubblico sempre più ampio, forse non è stata intuita dall’autore, che pure, in più occasioni, aveva cercato di spingere il suo sguardo oltre il presente.

Infatti, quasi con chiaroveggenza –e come non sarebbe potuto essere così, muovendosi tra il 1700 e Napoli, l’Italia, il mondo del 1980; tra la Storia e i suoi effetti nella contemporaneità- Striano in molti momenti aveva avvertito visionariamente che Il resto di niente avrebbe potuto offrire un tassello importante per comprendere, attraverso la lettura del passato, la realtà di Napoli, incapace di percepire nitidamente la sua autentica vocazione, il suo ruolo di capitale di cultura. Priva di coscienza antropologica del suo spazio vitale -categoria in cui riescono sempre a trovare un possibile equilibrio le aspirazioni, le funzioni, i valori, le metafore per il futuro- la città non si era mai appropriata del suo stesso simbolo, lasciando che si sviluppasse, in questo scarto, la radice primaria di ogni malessere.

In questa prospettiva, per Striano il romanzo sarebbe servito per offrire una risposta coerente alla ricostruzione storica di avvenimenti decisivi: infatti, in un’intervista apparsa su «Uomini e Libri» evidenziava che esso era rivolto a quel pubblico coinvolto in uno sforzo di comprensione, desideroso di andare oltre il “napoletanismo” di maniera, per cercare indietro nel tempo le radici dell’oggi. Saldato in simili strutture, il libro analizzava lo snodo del 1799, momento in cui nella capitale del Regno delle Due Sicilie, sull’onda lunga della rivoluzione francese, alcuni coraggiosi illuministi (Cuoco, Cirillo, Lomonaco, Pagano e tanti altri) si erano impegnati per realizzare l’ambiziosa e fragile Repubblica partenopea. Anche della intrinseca valenza cinematografica della sua opera Striano rivelava una chiara percezione. Nella stessa intervista, soffermandosi sulla strategia dell’ “accumulazione” impressionistica di immagini, risolta nel romanzo in una narrazione filmica, così rifletteva:

Sono convinto, infatti, che la letteratura nell’attuale civiltà dell’immagine (che è appena agli inizi, il cinema non ha ancora cent’anni, la televisione ne ha cinquanta) tenda ad avere un ruolo sempre più subordinato ai mezzi che s’esprimono principalmente per simulacri visivi. Ma si può recuperarle una funzione autonoma, aiutandosi proprio con le tecniche della rappresentazione per immagini, tentando il punto limite al quale le due cose possono giungere senza danno, cercando il coagulante che le possa tenere insieme in modo armonico e non superficiale.

Lo scrittore, dunque, dichiarava di aver adoperato consapevolmente le tecniche della «rappresentazione per immagini», conciliandole con la scrittura. Tra i tanti riconoscimenti e premi che ha ottenuto il film Il resto di niente, concluso dalla regista napoletana Antonietta De Lillo nel 2005, dopo un complicato iter iniziato nel 1997, ostacolato da numerose vicissitudini nella produzione, vi è un prezioso volume collettivo, appunto intitolato Il resto di niente. Un film di Antonietta de Lillo. In copertina, un intenso primo piano dell’attrice portoghese Maria de Medeiros, nei panni di Eleonora de Fonseca Pimentel.

Il libro in questione, corredato di bellissime immagini del back stage, da fotogrammi del film stesso, dalla riproduzione della locandina, dei bozzetti dei costumi di Daniela Ciancio, dalla sceneggiatura di Giuseppe Rocca, nonché da un articolo della de Fonseca (Vedere a un tratto succeder la fratellanza, apparso sul «Monitore Napoletano» nel numero «14 Piovoso, anno VII della Libertà e I della Repubblica Napoletana una ed indivisibile, febbraio 1799»), è stato pubblicato dal Costalblea Film Festival- Ragusa, nel 2006.

In esso sono proposti, introdotti dallo scritto Quel mio Settecento, i pannelli disegnati da Oreste Zevola –che rappresentano alcuni personaggi storici, la regina Maria Carolina o Eleonora stessa («una donna a figura intera col viso appena accennato sormontato da un Vesuvio-cappello, l’ampia gonna decorata con l’immagine di un vecchio battello»), ed alcuni dei momenti cruciali in cui avviene la frattura tra i Borbone, i “Sanfedisti” e i rivoluzionari.

Nel film sono stati adoperati per raccordare, ha osservato lo studioso di cinema Pasquale Iaccio nel saggio «Il resto di niente» di Antonietta De Lillo è un film storico?, «in maniera non convenzionale, i capitoli diversi di una storia complessa e variegata o, meglio ancora, per riempire i molti vuoti narrativi che il flusso della memoria della protagonista lasciava aperti».

Così strutturato, il libro-premio dedicato al film contribuisce a ricondurre l’opera nella letteratura, come se si trattasse di una sorta di “scartafaccio” della pellicola, integrato dalle pagine introduttive del curatore Marcello Garofalo, dal suo incontro con Maria de Medeiros, dalle interviste di Maria Grosso alla regista e di Ernesto Laura alla produttrice Mariella Li Sacchi, e poi da un’appendice critico-bibliografica e da una parte documentaristica.

Anche in questo assetto si può constatare come Il resto di niente riesca a contenere e a conciliare in modo armonico la struttura letteraria con quella cinematografica.Tra le motivazioni del premio ad Antonietta De Lillo viene evidenziata la forza di un lavoro impostato su ibridazioni, il solido impianto storico-epico, la connotazione letteraria, la recitazione e la scenografia teatrali, l’uso dell’animazione e degli effetti speciali, ovvero dei pannelli di Zevola, uno dei «nodi estetici più felici».

In questa prospettiva, anche la scelta di conservare per il film lo stesso titolo del romanzo sembra aver confermato la contiguità tra le due opere, diverse ma convergenti, pur nelle specificità delle forme artistiche. Vi sono soprattutto due punti in cui s’intersecano: la fedeltà narrativa alla storia e la fedeltà al punto di vista di Eleonora. Rispetto ad essi, entrambi i lavori seguono percorsi complementari.

Il film, di taglio intimista, è stato tutto incentrato sul cammino interiore della protagonista: un lungo sguardo in soggettiva, che ripercorre sull’onda emotiva della memoria, a poche ore dall’esecuzione, i momenti principali della sua vita affettiva e politica. Questo tempo, selezionato dal montaggio, ha azzerato l’inesorabilità e l’univocità  della realtà, attivando un racconto “libero”, indipendente da un ideale di vero storico: Il resto di niente diventa così il diario intimo di una condannata a morte, mossa dagli ultimi, concitati pensieri. Per questa dimensione, il film non risulterebbe più storico ma addirittura antistorico, quasi attraversato da toni fiabeschi.

È necessario, così, cercare di circoscrivere gli elementi che consentono di definire un film “storico”. Secondo Iaccio, in linea di massima, si potrebbero indicare appartenenti a questa categoria tutte le pellicole che ricostruiscono un avvenimento (o un personaggio), al di là dell’attendibilità stessa del lavoro compiuto. In questo caso, la materia storica è stata ripresa da quella già raccontata da Striano, nel suo romanzo. Nella Nota posta alla fine de Il resto di niente lo scrittore ha chiarito l’equilibrio ricercato tra storia e invenzione letteraria:

Questo è un romanzo “storico” (secondo la classificazione didascalica dei generi, in verità tutti i romanzi sono “storici”, così come tutti i romanzi sono “sperimentali”), non una biografia, né una vita romanzata. L’autore s’è quindi preso, nei confronti della Storia, quelle libertà postulate da Aristotele (“Lo storico espone ciò che è accaduto, il poeta ciò che può accadere, e ciò rende la poesia più significativa della storia, in quanto espone l’universale, al contrario della storia, che s’occupa del particolare” –Poetica IX, 1451 b), dal Tasso (“Chi nessuna cosa fingesse, poeta non sarebbe, ma historico” –Primo discorso sull’arte poetica), dal Manzoni (“ Lo scrittore deve profittare della storia, senza mettersi a fare concorrenza” – Lettera al Fauriel), da altri grandi.

Osserva acutamente Iaccio che queste considerazioni elaborate da Striano «nei confronti della storia, sono le stesse che si possono avanzare quando si passa dal romanzo al film». È la stessa regista a dichiarare di aver seguito la lettura e la narrazione della storia proposte nel romanzo. Nell’intervista raccolta da Maria Grosso afferma:

Su Eleonora Pimentel Fonseca ho letto due libri: quello di Striano e quello di Antonietta Macciocchi. E so che non avrei mai fatto niente su Eleonora se non avessi tratto la materia dal romanzo di Striano. Lui, a mio avviso, ha avuto un’attenzione particolare nel raccontare non l’aspetto epico del personaggio, bensì il suo lato intimo, la sua formazione quotidiana, il diventare suo malgrado un’eroina, ossia una persona che segue se stessa fino in fondo…

Nel compiere la sua trasposizione per immagini della vicenda di Eleonora e dei fatti del 1799 De Lillo ha scelto la “materia” raccontata da Striano, la sua medianica ricostruzione di un personaggio, che i documenti storici hanno consegnato con caratteristiche ben diverse da quelle dell’eroina fragile, incerta, spesso disillusa eppure capace di spingersi fino in fondo e pagare, con la vita, il suo tributo all’idea di Repubblica. Se lo scrittore si è mosso tra notizie biografiche, dati storici e invenzione creativa, il percorso compiuto da Antonietta De Lillo con lo sceneggiatore Giuseppe Rocca è iniziato con un’operazione di selezione tra gli elementi strutturali dal romanzo, l’eliminazione di alcuni personaggi e l’introduzione di nuovi, per approdare, infine, ad una nuova documentazione diretta sugli avvenimenti. Secondo Iaccio proprio in casi come questi il regista:

Si fa storico a sua volta, dando vita a una “rappresentazione” o, se si vuole, a una “messa in scena della storia” che ha la stessa dignità “artistica” di ogni altro genere […] E se il film (come pure il romanzo)  è il frutto di una documentata ricerca storiografica, ha anche la medesima validità nella ricostruzione degli avvenimenti rispetto ad un libro di uno storico di professione.

Se in questo aspetto il film è vicino alla narrazione dei tragici fatti della Rivoluzione napoletana proposta dallo scrittore, nella centralità del personaggio della de Fonseca Pimentel sembra verificarsi la totale coincidenza tra le due opere. È Eleonora, in entrambi i casi, dalla sua postazione di protagonista a muoversi nel confuso groviglio di idee, slanci, azioni, che hanno portato al fallimento della giovane Repubblica giacobina. Nel romanzo e nel film il crollo del sogno di uguaglianza e democrazia –causato dall’incolmabile distanza tra gli eroi del ’99, intellettuali provenienti dalla nobiltà e dall’alta borghesia e il popolo analfabeta, in eterna ricerca di un Re/Padre, cui affidarsi per evitare il giogo della maturità e dell’impegno- è percepito e raccontato come occasione mancata, un disatteso passaggio evolutivo per il progresso della città. Così, attraverso il punto di vista di Eleonora, Striano e De Lillo consegnano al pubblico quelle alte motivazioni etiche e quelle spinte ideali, che hanno guidato il gruppo dei rivoluzionari napoletani, lasciando inclinare la narrazione verso una piega collettiva e corale, non disgiunta da quella intimista.

Nel romanzo, Striano dà spessore a questa dimensione attraverso l’animazione di una folta schiera di personaggi storici e di invenzione. Secondo l’artificio dell’“accumulazione” linguistica essi si esprimono in italiano, napoletano, francese, portoghese, affermando così diversità nei modi del pensiero, nelle attitudini, nelle disposizioni.

In un’intervista rilasciata in occasione della presentazione del romanzo, a Napoli nel dicembre del 1986, in merito alla pluralità di lingue adoperate aveva spiegato:

Lo scrittore deve utilizzarle tutte, limitandosi a sceglierle, ad attenuare quanto può renderle incomprensibili. Come avrei dovuto far parlare i lazzaroni di Napoli del Settecento? In italiano, o in quel ridicolo italiano dialettizzato che usò la Serao e che usano ancora tanti epigoni del verismo? Come avrei dovuto far parlare i nobili e gli intellettuali napoletani infatuati della Francia nel Settecento? E, in certi momenti della sua vita, Lenòr, che era portoghese? L’importante è che tutti questi linguaggi siano usati in modo che il lettore capisca.

Come nel romanzo, anche nel film il linguaggio s’incanala in molteplici soluzioni evocative, che oscillano dalla lingua colta degli intellettuali al vasto corollario degli accenti e dei toni popolari, fino ai suoni, ai canti, ai motivi musicali. L’ampia folla dei personaggi minori -rappresentata da un nutrito numero di attori provenienti dalla tradizione del teatro napoletano- si affida soprattutto al linguaggio del corpo, all’espressionismo dei volti.                                                                                                                                                                                                         Nell’intervista raccolta nel volume dedicato al film, Antonietta De Lillo ha spiegato precisamente le motivazioni di questa scelta:

Sapevo che Il resto di niente era un film di persone, di facce più ancora che di ambienti. Nei volti ho cercato innanzitutto un’autenticità. Esattamente come in un quadro del ‘700, in ogni fotogramma del film c’è uno studio non soltanto sugli attori principali, ma su ogni singola faccia, anche la più lontana o apparentemente inessenziale che è dato di vedere. Per quanto riguarda gli altri attori, volevo delle facce del sud […] E poi volevo dei volti sconosciuti e ho cercato […] tra quei tanti che, dopo anni di fatica e di lavoro, non hanno nessuna possibilità di esistere in questo mondo mediatico e orribile. Ma non l’ho fatto per questo, non è stato un impegno di tipo ideologico, è stato il loro spessore come attori a orientarmi nella scelta, il sentire che erano quelle le facce, le persone di cui avevo bisogno per il film.

Girato a Napoli, con la partecipazione di artisti qui nati e vissuti –come Daniele Sepe, il musicista che ha realizzato la colonna sonora- il film riflette una forte connotazione d’identità. Così, come è avvenuto –e continua ad accadere- per il romanzo, anch’esso è stato acquisito da parte della città come uno strumento di interpretazione, per poter comprendere, attraverso la lettura del passato, la situazione contemporanea. In questo fenomeno di sociologia dell’arte, ancora una volta Il resto di niente sembra trovare ulteriore conferma dell’equilibrio e della forza delle sue ragioni narrative.

sequenza orecchini 1

sequenza orecchini 2

sequenza orecchini 3

vmsdvlmdlskvmdflòbmlòbmsgbmslòbsdflòb,sdòlbmsdfbmdgòbms

flknbdfklbndfklnbmdsfklbndsfklnbdfklbnsfdklnbsdfnklù

v dknbdfkbndksnbskjbnskjnbskjgfbngfnbgfkjnbkgfn

sequenza carcere 1

sequenza carcere 2

sequenza carcere 3

Scheda del film 

Diario di lavorazione

Rassegna stampa  

Facebook

 

Annunci

LET’S GO

settembre 27, 2013

LET'S GO

Siamo Re, Papi, Maradona davanti alle tettine di chi ci ama. Per questo la Pietà di Crescenzago è il mio quadro preferito. E’ come se ogni cristo, anche il più sfigato, avesse diritto ad un amore totale. Ad essere fuso in un abbraccio che va oltre la morte, oltre la specifica consistenza del proprio essere e del proprio esistere.    
Luca Musella
 
________________

Let’s go è la storia di Luca Musella, fotografo, operatore, scrittore, oggi esodato professionalmente ed emotivamente. Ripercorre la propria vita in un testo-lettera da lui scritto e un viaggio reale e ideale attraverso l’Italia, da Napoli, sua città natale, a Milano, il luogo della sua nuova esistenza.

Le immagini e le parole si confrontano continuamente con il testo della lettera, in un linguaggio sempre in bilico tra l’immediatezza dell’azione e la profonda e intima riflessione della parola scritta.

Il protagonista, insieme alle voci delle persone che popolano il suo mondo, diventa portavoce di una condizione universale, specchio del nostro Paese nell’era della crisi, ma soprattutto emblema di una sensibilità letteraria in grado di leggere al di là del reale per suggerire possibili antidoti.

_________

Il progetto si è avvalso in fase di scrittura della collaborazione del corso di sceneggiatura di Massimo Gaudioso alla Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté e la prima fase di riprese è stata realizzata a giugno/luglio 2013 in collaborazione con la Film Commission Lombardia e la Film Commission Regione Campania.

_________

foto dal set 1

foto dal set 2

foto dal set 3

foto dal set 4

foto dal set 5

foto dal set 6

foto dal set 7

L’AMORE È UNA SCARPA COMODA

settembre 25, 2013

L’amore è una scarpa comoda è un’inchiesta di e con Fabiomassimo Lozzi realizzata al RomaPride2012 nell’ambito del progetto di film partecipato sull’amore della marechiarofilm.

Una carrellata di colori, di volti, di storie, di persone che amano e di persone che lottano, con la straordinaria partecipazione poetica di Ciro Cascina. Proprio da una sua memorabile definizione del rapporto d’amore nasce il titolo di questo docufilm.

Ciro Cascina

Il lavoro è realizzato nell’ambito del progetto Oggi insieme domani Anche – film partecipato, un progetto sperimentale ideato da Antonietta De Lillo che attraverso i frammenti delle opere raccolte, darà vita a un vero e proprio film di remix sull’amore e le separazioni nell’Italia dei nostri tempi.

Vedi il trailer di L’amore è una scarpa comoda

credits

regia Fabiomassimo Lozzi

con la partecipazione di Ciro Cascina

riprese Bartolomeo Pampaloni

montaggio e musiche Andrea Campajola

produzione marechiarofilm 2012

Fabiomassimo Lozzi

L'amore è una scarpa comoda

L’amore è una scarpa sarà proiettato al Gay Village giovedì 26 settembre alle ore 21:30 dopo il film documentario Nessuno è perfetto di Fabiomassimo Lozzi e Antonio Veneziani, presentato alla 28° edizione del Torino LGBT Film Festival e alla 6° edizione del Divergenti Festival Internazionale di Cinema Transessuale.

Vedi il trailer di Nessuno è perfetto

Nessuno è perfetto

Scatti d’amore

agosto 2, 2013

Essere fotografati come marito e moglie, come in questo audace e famigerato ritratto di John Lennon e Yoko Ono, è sorprendente quanto l’adorazione che li legava l’uno all’altra.

Quando nel 1980 Annie Leibovitz propose a John Lennon di posare per la copertina di Rolling Stone, lui insistette perché la foto lo ritraesse insieme alla moglie Yoko Ono. Annie Leibovitz propose allora una foto degli amanti nudi, che fosse in grado di restituire la profondità del rapporto e l’adorazione che li univa. Yoko Ono rifiutò di spogliarsi e la fotografa capì subito che ritrarre John Lennon con una macchina istantanea, interamente nudo, rannicchiato attorno alla donna vestita e statuaria avrebbe reso questa foto uno dei più famosi e audaci ritratti della celebre coppia. Dopo aver visto lo scatto John Lennon e Yoko Ono esclamarono ad Annie: “Hai catturato esattamente il nostro rapporto.”

Immagine
 Photo by Annie Leibovitz, 1980 

Immagine
Photo by Edouard Boubat
Immagine
——————–
Immagine
——————–
Immagine
——————–
Immagine
Photo by Robert Doisneau
Immagine
——————–
Immagine
Photo by Bob Gruen, Joe ’81 (Joe Strummer)
Immagine
Photo by Robert Doisneau, Parigi 1966.
Immagine
Photo by Elliot Erwitt
Immagine
Photo by Louis Stettner, 1951
Immagine
Foto di Ferdinando Scianna
Immagine
Photo by Henri Cartier-Bresson

ImmagineFoto di Vladimir Mishukov

ImmaginePhoto by Olivia Bee

Immagine
Photo by Joseph Szabo
Immagine
Photo by John Vink, 1999
Immagine
Photo by Henri Cartier-Bresson
Immagine
Photo by Rian Dundon, 2007
Immagine
Photo by Herbert List
Immagine
Photo by Alfred Eisenstaedt
Immagine
Photo by Harvey Stein
Immagine
Photo by Henri Cartier-Bresson
Immagine
——————–

ImmaginePhoto by Alfred Eisenstaedt

Immagine
Photo by Joseph Szabo
Immagine
Photo by Willy Ronis, 1949
Immagine
Photo by Mario De Biasi
Immagine
Photo by Frank Horvat
Immagine
Photo by Robert Doisneau
Immagine
Photo by Gianni Berengo, 1959
Immagine
Photo by Weegee (Arthur Fellig)
Immagine
——————–
Immagine
Photo by Nikos Economopoulos, 1993
Immagine
Photo by Bill Brandt
Immagine
Photo by Yale Joel, 1957
Immagine
Photo by Patrick Zachmann
Immagine
——————–
Immagine
——————–
Immagine
——————–

Immagine

——————–

Immagine

Photo by Alfred Eisenstaedt

Immagine

——————–

ImmaginePhoto by  Gianni Berengo Gardin, 1959

Immagine

——————–

Immagine

——————–

Immagine

——————–

Immagine

——————–

ImmaginePhoto by Vladimir Lagrange

Immagine

——————–

Immagine

——————–

Immagine

——————–

Immagine

——————–

Immagine

——————–

Immagine

——————–

Immagine

Photo by Vivian Dorothea Maier

Immagine

Photo by Tony Ray Jones

Immagine

Photo by Alfred Eisenstaedt, 1950

Immagine

Una torta per la vita.

giugno 30, 2013

Il taglio della torta, negli anni, ha acquisito sempre più importanza e dedizione, decretato come uno dei momenti topici della cerimonia nuziale; l’atto che sancisce la fine della festa e  del  rito.

Negli ultimi anni, la possibilità di personalizzare la torta nuziale, ha scatenato la creatività, non solo degli addetti ai lavori, ma anche dei promessi sposi, desiderosi di  rappresentare attraverso la torta il loro approccio alla vita e alla scelta coniugale. Spazio quindi all’ironia, alla fantasia e anche al cattivo gusto.

Ognuno quindi si sceglie il/la compagno/a torta che si merita.

Quella che segue è una selezione di torte più stravaganti trovate in rete, rappresentative dei tempi che cambiano,  se in meglio o in peggio non si sa, ma sicuramente è positivo potersi esprimere anche attraverso questo dolce simbolo che fino a qualche tempo fa era standard e uguale per tutti.

2

3

4

5

6

7

1

10

11

12

13

14

15

16

18

19

20

22

23

24

26

27

28

30

31

32

33

34

35

36

37

39

40

41

43

44

45

47

48

49

50

51

52

53

54

56

57

58

59

60

62

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

64

65

66

67

76

68

69

70

71

72

73

74

75

78

79

80

81

82

83

84

Fili Invisibili di Andrea Papini alla XI edizione dell’Ischia Film Festival

giugno 27, 2013

Fili Invisibili di Andrea Papini, prodotto e distribuito da Immaginidistribuzione in collaborazione con marechiarofilm, è stato selezionato nella sezione documentari fuori concorso all’Ischia Film Festival.

Dal 29 giugno al 6 luglio 2013, l’isola verde ospiterà l’Ischia Film Festival, la grande rassegna cinematografica internazionale che presenta opere selezionate da tutto il mondo che “valorizzano, attraverso il racconto filmico, l’identità culturale e paesaggistica di un territorio”.

Come sempre tutte le proiezioni dell’undicesima edizione del festival si svolgeranno nelle suggestive locations all’aperto del Castello Aragonese. Dunque grandi film tra il Piazzale delle Armi e la Terrazza del Convento, o nella Casa del Sole o nella Cattedrale dell’Assunta.

La giuria sarà composta da importanti personaggi del mondo del cinema e premierà le opere selezionate per la il festival. Ma durante la settimana, oltre alle proiezioni di film in concorso, ci saranno anche incontri e mostre sempre aperte al pubblico e che vedranno anche la partecipazione di grandi nomi del cinema internazionale.

MAnifesto-Fili-Invisibili-A4

Antonietta De Lillo e Maria De Medeiros alla 61ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

giugno 4, 2013

“E’ come se regista e attrice, De Lillo e De Medeiros, si confrontassero e si inseguissero fino a divenire una sola persona, Eleonora Pimentel de Fonseca. Nel 1799, un gruppo di giovani aristocratici napoletani rimette in scena la Rivoluzione Francese. Si fanno guidare dalla ostinata dolcezza di Eleonora. Nel mistero dei suoi grandissimi occhi è contenuta la febbre di una meravigliosa utopia insieme al presagio di un doloroso, inevitabile fallimento. “Il resto di niente” è un’ ipnotica ghost-story nella Napoli di ieri, raccontata da due donne di oggi con l’ ansia di materializzare e liberare un fantasma che abitava in loro e in chissà quante altre donne, da chissà quanto tempo, senza che lo sapessero.”

(Bernardo Bertolucci)

MARIA E ANT LIDO

Antonietta De L…De Medeiros

MARIA E ANTONIETTA VENEZIA

MARIA, ANT E ELLA

copertina post facebook

Il Resto Di Niente, il film

36°giorno di lavorazione

febbraio 22, 2013

Sceneggiaturascena84

Ordine del giorno

ordine del giorno

Fabbisogni

fabbisogni

Diario di lavorazione

diario di lavorazione

Note di produzione

note di produzione

Scena girata

34°giorno di lavorazione

febbraio 8, 2013

Sceneggiatura

scena 9

2

Ordine del giorno

ordine del giorno

Fabbisogni

fabbisogni

Note di produzione

note di produzione

Scena girata

33° giorno di lavorazione

febbraio 1, 2013

Sceneggiatura


scena 7

scena 8Ordine del giorno

ordine del gironoFabbisogni

Fabbisogni

Diario di lavorazione

diario di lavorazione

Note di produzione

note di produzione

Scena girata


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: